A cheval sur une boule de neige

A cheval sur une boule de neige

Ottobre 28, 2021 0 Di lasecondadolescenza

Due parole con Christine Marzani Cogez, ideatrice di Vini di Vignaioli 

Christine Marzani Cogez me la sono immaginata così, amazzone a cavallo di una palla di neve, durante la chiacchierata che ho avuto con lei in occasione della conferenza stampa milanese in cui era chiamata a presentare, dopo lo stop causato nel 2020 dall’epidemia di COVID, la ventesima edizione del suo salone, Vini di Vignaioli.

A cheval sur une boule de neige: una frase in francese, tributo alle sue origini parigine che ancora trapelano romanticamente nell’inflessione del suo parlato, nel suo stile, nel suo modo di muovere le mani. Una frase divertente, perché non c’è parola che Christine non accompagni con un sorriso, o con una franca risata, quasi a suggerire che lì, nella leggerezza e nella capacità di divertirsi sta il segreto di una vita felice e della realizzazione dei propri sogni. Una frase surreale, come surreale, quasi un sogno ad occhi aperti le deve essere sembrato, vent’anni fa, ad inizio anni duemila quando al massimo si sentiva parlare di bio, dare vita ad un salone di soli vini naturali in Italia.

E quindi Christine, come ci sei riuscita?

Bevendo tanto Gamay nel posto giusto e al momento giusto [ride]. Mio cognato era Sindaco di Fornovo e durante una cena organizzata in Italia [a quel tempo Christine gestiva con suo marito un ristorante italiano a Parigi, l’Appennino] gli ho parlato di questi “nuovi produttori” che stavo conoscendo in Francia e di quanto mi sarebbe piaciuto portarli in Italia.  Mi rispose che mi avrebbe messo a disposizione un capannone vicino al Foro Boario (il vecchio mercato del bestiame) e mi avrebbe garantito l’aiuto della Proloco del paese, per il resto dovevo cavarmela da sola. La mattina successiva, passata l’euforia del vino, pensavo di essermelo sognato. Temevo che mio cognato si rimangiasse tutto. Non è andata così.

Dove è nata la tua passione per il vino naturale? 

Il vino ha sempre fatto parte della mia vita, a Parigi gestivo un ristorante con mio marito, si chiamava l’Appennino e la proposta era cucina italiana, semplice e popolare. Era un luogo di aggregazione dove ovviamente si vendeva tanto vino, questo mi permetteva di avere a che fare quotidianamente con i produttori. Così cominciai a conoscere chi in Francia stava portando avanti quel movimento rivoluzionario che ora chiamiamo vino naturale, tutta la squadra del Beaujolais capitanata da Marcel Lapierre. Vedi che il Gamay c’entra sempre!

E in Italia come stavano le cose?

L’Italia era un po’ indietro rispetto alla Francia, io stessa venivo spesso vista come una pazza francese che parlava di vini strambi. Certo, c’era stato Veronelli che con un lavoro enorme aveva iniziato a cambiare il modo di comunicare il vino, in generale, ancora prima di parlare di vino naturale. Poi a Milano cominciai a frequentare le riunioni di vignaioli Critical Wine al Leoncavallo. Lì si respirava un’aria nuova, lì mi sono sentita parte di una squadra che superava i confini nazionali. Sentivo che questa squadra aveva bisogno di una voce.

Chi sono stati i primi produttori a seguirti? 

Alessandra e Christine durante una delle prime edizioni di Vini di Vignaioli

Sicuramente Alessandra [Bera, produttrice di Moscato a Canelli, al suo fianco anche oggi durante la conferenza stampa] una dei quattro italiani che hanno partecipato alla prima edizione nel 2002. Frequentandoci assiduamente a Parigi [a fine anni 90 Alessandra Bera aveva iniziato ad avvicinarsi al movimento naturale francese dopo una visita alla sua azienda a Canelli dei produttori del Beaujolais], girando per locali e saloni, si può dire che Vini di Vignaioli l’abbiamo partorito insieme perché è con lei che iniziai a fantasticare sulla possibilità di creare in Italia saloni come La Dive [La Dive Bouteille, la più grande esposizione di vino naturale francese, nata nel 2000] che rappresentavano sia occasioni di incontro tra i vignaioli. Alessandra fu coraggiosa ed è da sempre una delle donne con cui mi diverto di più! Poi c’è l’amicizia con un’altra grande donna coraggiosa, Elena [Pantaleoni de La Stoppa] sempre presente al salone e che con la sua azienda e la sua filosofia ha “convertito” tanti produttori del suo territorio: la delegazione piacentina è sempre stata forte a Vini di Vignaioli!

 

Anche la Dive è stata fondata da una donna, la scrittrice Sylvie Augereau, pare esserci una rete tutta femminile dietro al vino naturale. È curioso in un mondo maschile come quello del vino, cosa ne pensi?

Elena Pantaleoni in una delle prime edizioni di VdV

 

Anche da questo punto di vista il mondo del vino naturale ha abbattuto molti stereotipi. Per esempio, dando molto più spazio e ascolto alle donne, sia in campagna come agricoltori, sia dietro il bancone come osti. Se poi devo dirti come la penso io, credo che la cosa più maschilista che ancora facciamo sia quella di riferirci ad una persona sottolineando il suo essere uomo o donna. Ma chissenefrega no? A me interessa quello che dice, quello che fa quell’essere umano: la persona prima di tutto, la sua personalità, il suo carisma a contare, non il suo sesso. Io, Sylvie, Alessandra, Elena e tante altre siamo semplicemente state forti e ci siamo unite anche per farci forza a vicenda. Abbiamo fatto squadra.

 

 

E la persona è anche al centro di Vini di Vignaioli, vero?

Il mitico bicchiere di VdV

Assolutamente! Già dal nome stesso ho voluto sottolineare il rapporto diretto tra il vino come prodotto agricolo e il suo produttore come unico intermediario con il bevitore finale. Il vino lo fa la terra e le persone non la chimica e l’industria. Paradossale che un’equazione così semplice trovi ancora tanta resistenza, eppure! Per noi è un’equazione manifesto, la si ritrova anche sui bicchieri che diamo per la degustazione: è diventata il logo ufficiale. Vini di Vignaioli è un salone di persone prima che di vini, sono i vignaioli a fare la differenza. Per questo esiste la figura del “padrino” ovvero un vignaiolo che già ha partecipato che si fa garante di un nuovo, magari giovane vignaiolo, che lavora secondo gli stessi criteri. E così anche quest’anno ci saranno nomi nuovi da scoprire.

 

Arriviamo quindi a dicembre 2002, prima edizione, com’è andata? 

Foto del capannone in una delle prima edizioni di Vini di Vignaioli

[Ride] Semplice, non c’era praticamente nessuno. Anche se per me c’era chi contava e tanto mi è bastato per continuare a crederci e non mollare. C’erano i francesi – Jean Foillard, Breton, Larmandier, Binner- che mi avevano seguito fino in Emilia, c’era Alessandra, c’era Nadia [Verrua – Cascina Tavijn] era venuto anche Marco de Bartoli, anche se era arrivato in ritardo. Fu una festa meravigliosa basata su confronto, affetto, convivialità: bellissimo! Credo sia questo a rendere Vini di Vignaioli un evento così unico nel suo genere e anche così sentito e amato. Ancora oggi il momento che preferisco del salone è quello dei saluti, quando esausti i produttori mi abbracciano o mi salutano di fretta per tornare in cantina il prima possibile. Un’atmosfera familiare che siamo riusciti a mantenere anche oggi che i numeri sono nettamente cambiati e il capannone si riempie fin troppo!

Ecco, punto interessante, cosa ne pensi di questa che molti definiscono “moda” del vino naturale?

Nadia Verrua in una delle prime edizioni di VdV

Mah, a me sembra che la gente non sia mai contenta. Mi spiego, adesso ci sono tante, tantissime fiere e occasioni di confronto, si vende e si racconta molto più vino naturale rispetto a vent’anni fa. Beh, per me questo è un successo, punto. Mi viene da pensare che chi lo definisce moda non abbia idea di quanto ci sentissimo soli prima, noi appassionati e i produttori soprattutto. Perché ci si sentiva soli a Fornovo, profeti di un vino nuovo. Oggi “la moda” per me vuol dire semplicemente che ce l’abbiamo fatta, che quel primo fiocco di neve nel 2002 è diventato un “boule de neige” coinvolgendo i locali, gli osti, i distributori, gli importatori che sono stati i veri divulgatori dei vignaioli. Oggi non mi interessa parlare di moda, anzi siamo ancora pochi e c’è ancora tanto da fare. Questo è il mio carattere, piuttosto che lamentarmi, penso sempre al passo successivo.

 

E cosa ne pensi del termine vino naturale?

Di nuovo, basta con tutte queste polemiche sterili! Naturale, artigianale, chiamiamolo come vogliamo, l’importante è che ce ne sia sempre di più, che sempre più agricoltori cambino la loro filosofia per avvicinarsi alla sostenibilità ambientale e all’abbandono della chimica. Di nuovo, per me le persone sono al centro. E soprattutto non le parole, non gli aggettivi, ma i fatti!

Ancora una volta, oggi nel 2021 ti trovi a fare da apripista e Vini di Vignaioli sarà la prima fiera di settore dopo un anno e mezzo di stop, per questo è stato soprannominato “evento della ripartenza”. Cosa hai dovuto sacrificare?

Castello di Varano de Melegari

Beh, direi per prima cosa la location storica a Fornovo, abbiamo infatti accettato l’invito del sindaco del vicino comune di Varano de Melegari dove c’era la possibilità di montare i nostri capannoni in uno parco di mille metri quadrati più ampio per evitare assembramenti. Vini di Vignaioli è un po’ come le lumache con le sue tende sulle spalle, ci spostiamo solo di pochi chilometri, sono certa che i vignaioli si sentiranno comunque a casa. Per il resto ho dovuto – insieme ai ragazzi che mi aiutano – cercare di far quadrare nel simpatico caos del salone le normative ministeriali in vigore, è stato un lavoro coraggioso e forse un po’ pazzo. Funzionerà solo con l’aiuto e la responsabilità di tutti.

Raccontaci in cosa consistono le nuove regole, ci sarà posto per tutti?

 Sarà un salone un po’ diverso, chiederemo il green pass e il tampone all’ingresso, ci saranno corridoi ampi, i divisori a separare i banchetti, sarà obbligatoria la mascherina tranne che durante l’assaggio e non si potrà entrare contemporaneamente in più di 900 visitatori. Però si, l’obiettivo è non lasciare fuori nessuno, per questo abbiamo dato la possibilità di acquistare in prevendita online il biglietto della fiera: con un clic sei sicuro di assicurarti la degustazione, meglio star tranquilli, no?

Ti manca Parigi?

Ma certo, Parigi sono le mie radici anche se ora ho casa tra le montagne e i lupi dell’appennino parmense. A Parigi però ci torno ogni anno con tutti i miei vignaioli, a dicembre per Vini di Vignaioli a Parigi che si terrà finalmente di nuovo anche quest’anno!

Christine insieme ai suoi vignaioli

Impossibile chiedere altro a Christine, impegnata a salutare amici, giornalisti, vignaioli che non vedeva da tempo. I suoi gesti ancora più delle sue parole a confermare nella maniera più incontrovertibile la ricetta segreta di Vini di Vignaioli: il fattore umano. L’affetto sincero per la persona prima e per il suo vino poi. Ed è forse proprio quella affinità di spirito che si respira a Vini di Vignaioli ad attrarci ogni anno in quel capannone umido. Perché se come ci diciamo “a Fornovo piove sempre”, dentro splende il sole di una rivoluzione in corso e non ci si potrebbe scaldare meglio!

 

PS. Vuoi sapere com’era andata l’ultima edizione di VdV a Fornovo nel 2019? clicca qui!

PPS. Tutte le info sulla’evento VdV 2020 a Varano riassunte qui!