Emilia sur Lì 2018

Emilia sur Lì 2018

Giugno 9, 2018 0 Di lasecondadolescenza

Un mondo di teste in fermento

Fermi tutti, dimenticate francesismi come batonage, remouage e degorgement. Dimenticate franciacorte e belleviste. Dimenticate chardonnay e pinot nero. Togliete un po’ di buon senso, aggiungete un pizzico si follia e una terra calda e ricca e persone dal cuore enorme. Chiudete gli occhi e immergetevi nella nuova frontiera della bolla nostrana, la bolla emiliana.

Il 2 giugno a San Polo d’Enza, a metà strada tra Parma e Reggio, si è festeggiata una repubblica un po’ particolare, fieramente indipendente e anacronisticamente anarchica, quella dei vignaioli di Emilia sur Lì.

Ventiquattro produttori, ventiquattro visioni e interpretazioni della fermentazione in bottiglia. 50 metri di banchetti espositivi da percorrere solo di pancia, zero pregiudizio. Perché se il senso comune vorrebbe sotto semplici tappi a corona vini altrettanto semplici e “facili”, manifestazioni come questa insegnano che non esiste inganno più grande.

L’Emilia, infatti, per anni ha tenuto per sè il segreto di una tradizione ribelle per grandi autoctoni e abili lavorazioni sui lieviti a causa di un mercato indirizzato alla produzione massiccia di una bollicina dolce per tutti a basso costo.

Emilia sur Lì è l’associazione di chi, oggi, vuole andare contro corrente e vuole rispettare le proprie morbide colline con lavorazioni biologiche, senza autoclavi e senza trucchi in cantina. È l’associazione di chi ha scelto di svelare il segreto emiliano

Prima conferma delle enormi potenzialità di queste terre arriva con l’assaggio di Podere Magia, una delle prime realtà biodinamiche della zona. Siamo in provincia di Reggio e il loro Lambrusco Maestri in purezza è tannico e asciutto quanto incantevole e mostra carattere sia per un aperitivo locale sia per abbinamenti più complessi

Sempre nei dintorni di Reggio, a Montecavolo, è la passione di Vanni Nizzoli a portare avanti le vendemmie di Cinque Campi(link). Se la sua Spergola (vitigno autoctono quasi in estinzione fino a una decina di anni fa) e il suo Lambrusco mi hanno convinto, è stato il taglio diretto e familiare del suo Trebbiano Terbianc a conquistarmi.

Frizzanti per natura sono invece le sorelle alla guida della cantina Ferretti in cui, tra belle bollicine rosse e bianche, si distingue il Caveriol Rosso, un labrusco “alla vecchia maniera” che predilige il gusto alla purezza e nasce dal blend di lambrusco grasparossa, maestri, salamino, marani e ancellotta.

Ritorna quindi la “salvata” Spergola nelle due versioni dell’azienda Il Farneto, fermentato in bottiglia e metodo classico. Quest’ultimo è un vero tripudio di sentori floreali e crosta di pane equilibrati da una persistente acidità. Interessante anche la loro interpretazione del Grasparossa in purezza volta a bilanciarne il corpo e il tannino invadente. Grasparossa che invece si manifesta nuovamente puro, ma in tutta la sua potenza, nei due produttori Vittorio Graziano e Podere Cervarola nella DOC Castelvetro di Modena.

Veramente divertenti invece gli esperimenti vinicoli di Roberto de Il Quarticello a Montecchio che poi stupisce con il suo Despina, una malvasia aromatica di Candia ben equilibrata che è come una spremuta di estate.

Scendendo verso Bologna non poteva mancare il re dei rifermentati, il Pignoletto. Ottima la versione morbida, delicata e leggermente aromatica di Maria Bortolotti con il suo Falestar che intriga già dalla misteriosa grafica in etichetta

Infine, se gli emiliani, dicevamo, hanno conservato in segreto la loro bravura tanto a lungo, c’è invece un lembo di terra dove questo segreto è ancor più nascosto e poco accessibile. La provincia di Piacenza, già Emilia, ma ancora profondamente lombarda. È qui che l’azienda Croci tramanda da generazioni la sua passione per la terra e per la vigna e nei vini si sente. Lubigo in particolare, ortrugo in purezza, attraverso un prolungato contatto con le bucce, rivela le potenzialità spesso dimenticate di questo vitigno e convince. Ancora ortugo, insieme a Malvasa di Candia e altre varietà autoctone nel bianco frizzante Bonissima dell’azienda Emilio Montesissa, che come dice il nome è buono, ma indimenticabile è il Rosissima frizzante da bonarda e barbera.

E mentre si placano i raggi del sole e mi siedo nell’erba, saranno le bollicine, sarà tutto questo fermento, sarà il nuovo governo, ma mi è venuta una gran voglia di rivoluzione. Alla salute!