La Terra Trema 2018

La Terra Trema 2018

Dicembre 7, 2018 0 Di lasecondadolescenza

THE SOCIAL CONSTRUCTION OF WINE

Nel 1979 Bruno Latour entra in un laboratorio di ricerca e si rende conto che l’attività principale degli scienziati non è “la Scienza”, come si suole ingenuamente pensare, bensì la Politica.  I “fatti” scientifici – spiega Latour – sono socialmente costruiti. Dal momento che un esperimento non è mai in grado di dare una risposta conclusiva a una domanda scientifica, gli scienziati devono ogni volta decidere quali risultati accettare e quali rifiutare. Questo atteggiamento contribuisce inevitabilmente a rinforzare l’ortodossia scientifica, il pensiero dominante.

Cosa centrano Latour e il “costruttivismo sociale” con il vino? Ci sono almeno due aspetti che li legano. Primo, Latour discende da una famiglia importante che produce vino in Borgogna – la Maison Louis Latour, per l’appunto. Secondo, il costruttivismo sociale ben descrive ciò che è accaduto nel corso degli anni nel mondo del vino. Progresso e globalizzazione hanno conferito a un gruppo locale e limitato di persone (e.g. Robert Parker, Michel Rolland, et al.) un potere enorme: quello di definire la qualità dei vini.  Il che ha significato, non solo giudicare quali vini sono meglio di altri, ma anche imporre un gusto del vino e – di conseguenza – come questo debba essere prodotto. I criteri che definiscono vini buoni e cattivi, pregi e difetti, non derivano certo dalla contemplazione dell’idea platonica del Vino, ma dalla scelta politica di favorire un certo tipo di produzione e un certo tipo di economia. Sic et simpliciter, il vino “buono” non è altro che una “costruzione sociale”: un prodotto degli interessi economici. Amen.

Di sicuro, gli amici della TerraTrema, condividerebbero questa breve analisi. La Terra Trema infatti, ancor prima di essere un evento dedicato al vino, è un’azione politica di resistenza. Resistenza alla globalizzazione e a un certo modo di intendere il vino che hanno devastato non solo l’economia“contadina”, ma anche i suoi paesaggi. La Terra Trema è un tentativo di salvare il Territorio, di cercare di costruire nuove forme di società e di economia, partendo dal vino.

Sede di questa protesta è il centro sociale milanese Leoncavallo – ca va sans dire – dove, ormai da  moltissimi anni, un centinaio di piccoli produttori dismettono i panni deivignaioli e si trasformano in attori politici.

Ecco quali vini abbiamo assaggiato e ci sono piaciuti pace Parker.

Podere Colle San Massimo, 700 acri coltivati a vigneto in provincia di Teramo. Dopo aver ereditato la terra dal nonno, Enrico ha iniziato lentamente a ristrutturare la sua azienda e a produrre i primi vini. Il Bianco,blend leggermente macerato di Trebbiano, Passerina, Malvasia, il rosato Meno Rosso e il Più Rosso da uve Montepulciano d’Abruzzo. Una micro-produzione artigiana e rispettosa della propria terra per vini dall’impatto quotidiano e autentico, ma anche originale anche grazie alla scelta di bellissime etichette.

Giulia Gonella, a San Martino Alfieri, ha intrapreso un percorso indipendente e audace sia nella gestione dell’azienda del padre, sia nella vinificazione delle uve autoctone della sua terra. La scelta che ci fa subito capire la strada e la visione di Giulia è il suo Arneis Grano di Sale, vinificato con i suoi lieviti indigeni stando a contatto con le bucce. Un vino espressivo, lontano da qualsiasi ricordo chimico dell’Arneis convenzionale, che restituisce la dignità della vigna e della campagna a questa uva autoctona a lungo mal interpretato. Ci ha piacevolmente colpito anche la sua Bonarda Piemontese Bonanova che Giulia ha scelto di vinificare in purezza ottenendo un vino particolare, molto  personale, dai grandi profumi fragranti e erbacei e un sorso ruvido, quasi minerale.

Cascina Gasparda è una realtà naturale nell’estremo nord della provincia di Alessandria. Nessun diserbo dei vigneti, solo lavorazioni manuali,selezione accurata dei grappoli per vini eleganti e puliti senza bisogno di filtrazioni e chiarifiche. Il loro Grignolino Vecchie Radici cresce su suolo marnoso/argillosoe rappresenta un’interpretazione autentica e tradizionale di un vitigno che, al di là delle mode, ha fatto la storia di quelle colline. Un anno di affinamento in vetroresina per un sorso croccante, affilato.

L’azienda agricola Monfrà, di Vignale Monferrato, è quasi una novità. Nata da poco grazie al lavoro di Sara Castagnella e Paolo Cirioche, dopo anni passati tra teatro e cinema, hanno sentito l’esigenza di avvicinarsi al mondo del vino naturale. La loro inclinazione artistica non si è persa per strada, come dimostrano le loro particolarissime etichette. La 2016 è stata la loro prima vendemmia che ha dato alla luce il loro Grignolino Panikos,solo 1200 bottiglie (sigh). Un calice profumato e bello fresco che non smetteresti mai di bere.

Anche Cascina Tavijn produce un ottimo grignolino. Il suo Ottavio Funk è un vino dall’anima poliedrica e imprecisa, più femminile rispetto agli altri, con un bel frutto al naso e in bocca. Ma è il Ruchè Teresa, autoctono del suocomune Scurzolengo, ad averci definitivamente fatto innamorare di questa cantina e dall’amore che Nadia mette in tutto quello che fa.

Tanta tradizione invece per Claudio Giachino, a Montelupo Albese.L’azienda nasce nel 1996 e da subito, accanto alla coltivazione dei noccioli, lo spazio dedicato alla vigna cresce fino agli attuali 4 ettari. Vitigno principe della linea è senza dubbio il Dolcetto d’Alba vinificato sfruttando il freddo della notte per la stabilizzazione, senza filtrazioni e con una solforosa quasi a zero. Madonna del Solaio è il dolcetto quotidiano, onesto,  diretto che tutti dovrebbero bere.

Tomassetti è una piccola azienda marchigiana di Andrea e Matteo Tomasetti da sempre dedita alla produzione di olio di oliva e che dal 2015 alla sua produzione affittando vigneti condotti in biologico fin dagli anni ’90. A stupirci è stato il loro Re Nudo, un Sangiovese vinificato con 20 giorni di macerazione carbonica. Noi l’abbiamo trovato vincente nella sua freschezza e nella sua anima giovane e ribelle.

Cantina Carta presenta un vino “fuori mercato”: la Malvasia di Bosa “Filet”. Un’azienda praticamente non ancora sorta quella di Piero Carta che, dopo anni passati lontano dalla campagna, ha scelto di portare avanti il sogno del padre Paolo di mantenere viva la tradizione attorno a questo antico vitigno. Vinificato secondo la tradizione ossidativa, senza fretta, in botti di rovere esauste e tenute scolme, oggi Pietro ha iniziato a imbottigliare le prime 600 bottiglie il cui nome, Filet, il ricamo tipico delle donne bosane, rimarca il legame con la sua Sardegna.

Raffello di Poderi Veneri Vecchio un produttore che raramente si ha la fortuna di trovare alle manifestazioni e per questo letteralmente presod’assalto durante i giorni della fiera. Noi siamo arrivati tardi, ma abbiamo ancora potuto assaggiare il suo Flanum, Malvasia e Falanghina torchiate invecchi torchi di legno, macerate tre giorni e poi lasciate alla mercé del tempo in botti di rovere esauste. Un capolavoro, un vino autoritratto di un vignaiolo unico!

Masseria Perugini in provincia di Cosenza produce, tra gli altri, un rosso veramente interessante, il Bifaro Rosso, da un antico vigneto ad alberello di magliocco, greco nero, guarnacca e malvasia bianca. 

Menzione speciale ai ragazzi di La Basia, cantina di Puegnago sul Garda, che si portano a casa l’ambita Roncola d’Oro. Oltre ai loro DOC La botte piena e La moglie ubriaca, a impressionarci è il Detto Friz, un groppello rifermentato in bottiglia assolutamente imperdibile.